Dove finirà la Lega?

 

In tanti cantano allegramente della futura dissoluzione della Lega Nord. E io, che proprio leghista della prima ora, non sono, voglio aggiungere un paio di ragionamenti al proposito.

La salvezza della Lega, come partito, passa attraverso due distinti scenari.

Il primo: come tanti hanno già sottolineato, la ricerca del capro espiatorio. E il capo espiatorio non può essere Bossi senior. Passi per il figlio, d’altro canto cosa vuoi che gliene freghi all’elettorato leghista delle sorti di un piccolo raccomandato inetto (al massimo un po’ di tenerezza per il povero padre, perché si sa che anche a nord del Po i figli so’ piezz’ e core), ma il Senatùr no, lui proprio no. Per il militante leghista, quello davvero della prima ora, ammettere che il capoccia leghista fosse della stessa pasta di quelli con cui incidentalmente ha governato il paese per parecchi anni, e per inciso senza mantenere alcuna delle sue promesse elettorali, equivarrebbe a gettare nel cesso venti anni di raduni a Pontida, grigliate miste con il cappello cornuto sulla testa, ingiurie di varia natura a terroni-negri-zingari-froci, camicie verdi indossate con impavido orgoglio, diti medi puntati verso chissà quale cielo. Roba da spararsi in mezzo alla fronte per la delusione, anzichenò. Meglio pensare a complotti orditi all’insaputa del capo: non importa che nel caso di conoscenza dei fatti il Bossi farebbe la figura del ladrone, e nel caso contrario del coglione (un capo che non si accorge delle laide manovre dei suoi sottoposti che capo è? Merita di essere ancora il condottiero di un gruppo di feroci guerrieri come i leghisti?). In questo l’opera di lifting messa in atto da Maroni e soci è davvero meritoria e degna di nota, pur nella sua follia: i due capri espiatori, Belsito e Rosy Mauro, ce l’hanno scritto in fronte la parola “colpevoli”. Uno ha la fronte alta due dita e l’occhio porcino; l’altra, udite udite, oltre ai colori satanici che la contraddistinguono è pure terrona, quindi figuriamoci. Insomma, due capri espiatori da manuale (il Trota se la caverà in ogni caso: non dimenticate, insisto, che i figli so’ piezz’e core pure a Pontida).

Il secondo: chi sarà il capo adesso. Che nella Lega fosse in atto una faida di stampo camorristico era già chiaro da tempo, non ci voleva nessun professore della Bocconi per accorgersene. Il problema è chi prenderà il posto del Capo (che tutti lo chiamano così ancora adesso, nonostante tutto, nonostante la trappola tutto sommato prevedibile in cui è caduto, nonostante gli occhi lucidi e la bava alla bocca e la bocca storta dalla malattia): perché il capo dei leghisti, diciamocelo chiaro, non può che essere uno della statura di un Bossi, quindi qualcosa di molto lontano dal concetto di statista che tutti abbiamo in mente. Bossi non parlava alle teste dei leghisti ma al loro stomaco; e soprattutto parlava con il loro stesso linguaggio. Bossi era uno di loro, solo per un caso fortuito si è trovato a fare l’arruffapopolo dalla parte giusta del palco, se le cose fossero andate in modo solo lievemente differente adesso sarebbe un pensionato nullafacente con la pensione minima dopo una vita intera di sotterfugi, di finte lauree, finti lavori in ospedali inesistenti eccetera: quello che stanno facendo anche i suoi figli, ancora per inciso. Il nuovo Bossi dovrà essere uguale al vecchio: un mediocre, uno della base, il cui pregio principale sarà la voce grossa e quel minimo di fiuto negli affari politici, che nulla ha a che fare con l’intelligenza politica che prima di tutto è lungimiranza e rispetto degli elettori, che ha fatto la fortuna del Senatùr. Vi immaginate uno come Monti a capo della Lega? Gli elettori fuggirebbero via terrorizzati, meglio votare per Vendola. No, ci vuole un altro Bossi: in questo la Lega aveva molto della monarchia assoluta, il passaggio padre-trota, gestito in modo intelligente e da persone intelligenti, in questo caso forse sarebbe stata la migliore scelta possibile per la crescita del movimento. Da cui la domanda chiave: Maroni è un altro Bossi? No, non lo è, è uno più sveglio del Capo anche se continua a chiamarlo Capo, forse è l’unico sveglio di tuto il mazzo. Maroni è uno che ha delle ambizioni e le sue ambizioni non si chiamano Padania: questo il popolo leghista, qualunque cosa voglia dire questa definizione, lo sente con le viscere. Maroni non è uno di loro: è stato per anni la loro faccia presentabile ma non è uno di loro. Anche se a Pontida si sforza, e traspare tutto intero il suo fastidio nel farlo, di usare lo stesso linguaggio del Capo.

Ma c’è anche un terzo punto, non meno importante, a cui nessuno sembra pensare. La Lega non è solo la famiglia Bossi, Belsito, la Mauro e Maroni. La Lega è, soprattutto, una costellazione di piccoli amministratori locali che grazie a quell’appartenenza, e nonostante la penosa leadership di partito, hanno potuto far bene nei loro territori. Ripeto: hanno potuto far bene, e in molti casi meglio di qualunque altro amministratore di destra o di sinistra che li abbia preceduti. La Lega è soprattutto quello: chi pensa che morto Bossi tutto cadrà a pezzi ha capito ben poco della situazione.

Il casino comincia adesso: stiamo a vedere che succede, ci sarà da divertirsi.

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